Dott. Sergio Angileri


 

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    DIAGNOSI

    -le diverse forme di diagnosi-

     

    dïàgnosi s. f. [dal greco: διαγνωσις - dal tema di διαγιγνωσκω «riconoscere attraverso»]. –

    Diagnosi significa: giudizio con cui si definisce un fenomeno in genere, analizzandone i sintomi e gli aspetti con cui si manifesta. Per esempio: "fare l’esatta diagnosi della situazione politica, sociale, finanziaria, scolastica, ecc."

    Di conseguenza "diagnosi" non definisce esclusivamente l'atto medico e sanitario del "diagnosticare la malattia o la patologia". Fare diagnosi si riferisce all'atto che tende alla "conoscenza, valutazione e definizione di un qualunque fenomeno" e "fare diagnosi" non è esclusivamente un atto medico o sanitario.

    In accordo con la prospettiva scientifica della multifattorialità del processo diagnostico, il Dott. Sergio Angileri e i colleghi del team PSIMED, grazie alle loro diverse specializzazioni integrate, offrono alle persone che li consultano una attenzione completa nel momento iniziale della valutazione e della diagnosi in tutte le sue forme, per potere seriamente proporre il più adeguato intervento, trattamento o terapia, caso per caso.

    Forniamo di seguito, all'utenza, tutti i chiarimenti dovuti, affinchè ciascuno sappia anche riconoscere le competenze e i limiti di ciascuna area professionale e ciascuna specializzazione a cui rivolgersi, senza equivoci, sia per quanto riguarda la valutazione del proprio problema e sia per quel che riguarda, poi, il momento dell'intervento.

    Le principali professioni di aiuto alla Persona, sono: medico, psicologo, counselor, psicoterapeuta.

    In ambito delle professioni di aiuto alla persona (professione medica; psicologica; counseling; psicoterapia; coaching; psicoanalista; ecc) abbiamo:

  • Professioni sanitarie primarie di aiuto alla Persona (medico)
  • Professioni sanitarie serventi di aiuto alla Persona (psicologo; psicoterapeuta; infermiere; farmacista; fisioterapista; ecc)
  • Professioni non-sanitarie di aiuto alla Persona (counselor; coach; analista; sociologo; pedagogista; trainers mindfulness; ipnotista; yogamindful; ecc) 
  •  Ciascuna delle professioni di cui sopra, all'inizio di una relazione di aiuto con il proprio assistito, prevede una propria prassi diagnostica, che per ciascuna specialistica si distingue sul piano formale, scientifico e di contenuto. Sul piano formale la procedura diagnostica di ciascuna professione è regolamentata dalle leggi dello Stato Italiano. Sul piano scientifico la procedura diagnostica è definita dal background epistemologico ed esperenziale di ciascuna disciplina. Sul piano dei contenuti la procedura diagnostica è definita dagli atti e procedure specifiche che discendono dalla competenza, la quale a sua volta è determinata dalla formazione professionale, universitaria e post-universitaria.

    Per le suddette ragioni, in ambito delle relazioni di aiuto alla persona, si distinguono le diverse forme di diagnosi, che sono le seguenti:

  • Diagnosi clinica (esclusiva e specifica del medico)
  • Diagnosi psicologica (esclusiva e specifica dello psicologo e dello psicoterapeuta-psicologo)
  • Diagnosi fenomenologica, esistenziale e situazionale (specifica del counselor, dello psicologo e di tutte le professioni non-sanitarie sopra citate)
  •  Adesso vediamo più attentamente ciascuna delle tre forme di diagnosi.

     

    1. DIAGNOSI CLINICA

    La diagnosi clinica si fonda sulla metodologia clinica, la quale è metodologia medica basata sull'esame diretto del paziente e sulla cura non chirurgica delle varie patologie. La metodologia clinica riguarda la clinica medica, cioè l’esame, lo studio e la cura del malato. Si usano comunemente, infatti, le seguenti espressioni: quadro clinico: il complesso dei sintomi; caso clinico: la concreta realizzazione di una malattia o di una sindrome (nell’uso com., essere un caso c., di persona che esce dalla normalità); guarigione clinica: regressione o scomparsa del quadro morboso, con o senza scomparsa delle lesioni organiche; chimica clinica: l’insieme dei metodi chimici di analisi (analisi cliniche) impiegati in medicina a scopo diagnostico e anche, spesso, per controllo della terapia. Nel linguaggio com.: avere l’occhio c., con riferimento a un medico, avere la capacità di trovare abitualmente un rapido e giusto orientamento diagnostico; in senso figurato, avere prontezza nel giudicare, nell’intendere il significato intimo delle cose (vedi definizione da Enciclopedia Treccani).

    La diagnosi clinica, essendo un esclusivo atto medico, è infatti orientata all'individuazione anatomo-fisiologica degli elementi eziologici e costitutivi della malattia, ai fini dell'organizzazione della terapia, la quale a sua volta è anch'essa esclusivo atto medico.

    La metodologia della diagnosi clinica si organizza sulla dottrina medica delle seguenti procedure:

    1.  semeiotica (disciplina medica (detta anche semiologia) che ha per oggetto il rilievo e lo studio dei segni che orientano verso la diagnosi. Si divide in semeiotica fisica, che come metodi si avvale dell’ispezione, palpazione, percussione e ascoltazione; semeiotica funzionale, che si occupa dello studio delle funzioni dei vari organi, attuato con i metodi della chimica di laboratorio, con le prove funzionali, le prove di carico, l’impiego di radioisotopi ecc.; semeiotica speciale, che si avvale di strumenti e di tecniche a volte tanto particolari da richiedere una specifica competenza (mielografia, encefalografia, broncografia, cardioangiografia, tecniche endoscopiche e radiochirurgiche), o addirittura una vera e propria specializzazione (per es. radiologia, elettroencefalografia);

    2. anamnesi (insieme all'esame obiettivo del malato, è di fondamentale ausilio nella formulazione della diagnosi poiché ricostruisce le modalità di insorgenza ed il decorso della patologia in atto, investigando inoltre sulle possibili inclinazioni genetiche (predisposizione alle malattie genetiche) del gruppo familiare verso l'insorgenza di determinati tipi di malattie (anamnesi familiare). In questo senso è anche utilizzata per l'avvio di programmi di sorveglianza per i soggetti a rischio)

    3. prognosi (La prognosi (dal greco: pro-, "prima" + gnòsis, "conoscere, sapere") è un giudizio di previsione sul probabile andamento della malattia. Viene formulata dal medico come atto conclusivo della diagnosi, prendendo in considerazione l'usuale tempistica di guarigione, le condizioni del malato, le possibilità terapeutiche, le possibili complicazioni o le condizioni ambientali. Il termine prognosi riservata viene utilizzato quando l'espressione della prognosi non è possibile, in quanto la malattia è suscettibile di evoluzioni non prevedibili anche gravi a partire dalla diagnosi iniziale. In medicina, previsione sull’ulteriore decorso e soprattutto sull’esito di un determinato quadro morboso in esame: fare, formulare una p.; p. esatta, errata; indovinare, sbagliare la p.; p. immediata, quella che si riferisce all’evoluzione prossima del quadro morboso in atto; p. lontana, quella riguardante l’esito finale (con terminologia latina, prognosi quoad vitam, relativa alla vita del paziente, che comprende la p. immediata e la p. lontana; e p. quoad valetudinem, che riguarda la capacità di recupero funzionale dell’organismo); p. benigna (o fausta), riservata (cioè sospesa, che non si pronuncia), infausta, non benigna)

    4. terapia [terapia=curare malattie, è quello che il medico e soltanto il medico può decidere, stabilire e prescrivere al paziente, alla conclusione della procedura di diagnosi clinica] - (Terapia è il complesso dei mezzi terapeutici e delle prescrizioni mediche che hanno il fine di guarire una malattia. Trattamento sistematico di una malattia, insieme dei provvedimenti, delle medicine atti a migliorare lo stato di salute. Branca della medicina che si occupa dei metodi di cura delle malattie. Il termine terapia deriva dal greco θεραπεία (therapeía). Il concetto può essere inteso nell'accezione di guarigione come finalità, oppure nell'accezione di "procedura verso la guarigione". In ambito medico la terapia può intendersi come il trattamento di malattie e ferite, e l'insieme dei metodi usati per la loro guarigione e per alleviarne i sintomi. Le terapie sono misure aventi lo scopo di riportare uno stato patologico a uno stato sano e rendere sopportabile la manifestazione di sintomi disagevoli. Concretamente il significato di terapia dipende quindi dalle definizioni di salute, patologia e dagli strumenti diagnostici a disposizione per distinguerle tra di loro. Le definizioni di salute e malattia lasciano numerosi margini di ambiguità. Ippocrate citava come strumenti terapeutici del medico: il tocco, il rimedio, la parola. Le terapie vengono solitamente classificate in terapie farmacologiche, terapie chirurgiche, terapie preventive (o profilassi), terapie di sostegno o supportive quale ad esempio la psicoterapia, terapie riabilitative e terapie palliative che alleviano i sintomi ma non sono finalizzate alla guarigione (es. terapia del dolore). Tra le terapie riabilitative e palliative troviamo: fisioterapia, pet therapy, musico terapia, psico terapia, clown terapia, arte terapia, moto terapia ecc)

    Da quanto su detto e considerando le disposizioni di legge italiane che riservano esclusivamente al medico gli atti della diagnosi clinica e della terapia/cura delle malattie, ma considerando anche la struttura complessivamente teorica e nozionistica del corso di laurea in psicologia e la struttura dei percorsi formativi post-laurea per gli psicologi, si può senza indugio concludere che lo Psicologo, avendo svolto studi universitari sostanzialmente umanistici, non è professionista formato per eseguire le procedure di diagnosi clinica e prescrizione di terapia, come su descritte. Lo Psicologo non può farlo, inoltre, perchè se anche la legge gli consentisse di eseguire atti clinici riservati finora solo ai medici, semplicemente non saprebbe farlo per mancanza di studi e formazione specifica. Lo Psicologo e anche lo Psicologo-Psicoterapeuta, quindi, sia per ragioni legali, che per ragioni di formazione universitaria e competenza, non può e non sa fare diagnosi clinica come su descritta e non può e non sa stabilire e prescrivere alcuna terapia nei confronti della malattia delle persone.

     

       2. DIAGNOSI PSICOLOGICA

    In generale, la diagnosi psicologica, eseguita dallo psicologo, il quale è un professionista con formazione umanistica, è un processo di:

    1) osservazione fenomenica della persona (osservare forma e contenuti del linguaggio verbale e non verbale, memoria, percezione, mimica, azioni, ecc)

    2) inquadramento delle osservazioni in una cornice formale riconosciuta dalla comunità scientifica ("cornice formale" sono i diversi modelli teorici sull'Uomo, che la Psicologia ha sviluppato a centinaia negli ultimi cento anni, e spesso molto diversi e in conflitto fra loro)

    3) elaborazione di ipotesi sui meccanismi di formazione e mantenimento di quanto osservato (speculazioni ipotetiche sull'intra-mentale, che non si può direttamente osservare con i metodi della psicologia)

    Come si vede, dunque, la diagnosi psicologica, per avere una certa consistenza non può fondarsi su dati oggettivi come avviene nella diagnosi clinica, ma deve potersi fondare su teorie e modelli della mente umana (e ve ne sono a centinaia) e su quanto, in base a queste teorie, viene definito normale o non normale. La diagnosi psicologica è cosa ben diversa dalla diagnosi clinica che si fa in medicina, perchè, a differenza della diagnosi clinica, non può fondarsi su dati certi, oggettivi e principalmente egualmente ripetibili nell'osservazione da parte di più e differenti osservatori, indipendenti l'uno dall'altro. La diagnosi psicologica, quindi, resta una operazione soggettiva da parte di ogni singolo psicologo ed è molto affidata alle conclusioni personali che elabora lo psicologo stesso, anche ciò dipendendo dalle teorie e modelli di riferimento che il singolo psicologo adopera per "diagnosticare", a secondo la "corrente" che ha seguito per laurearsi e formarsi.

    Da quanto detto deriva che la diagnosi psicologica è un atto conoscitivo e pragmatico relativo al livello del funzionamento psicosociale del fenomeno osservato e, a causa della sua specificità, non si pone in contraddizione o in contrapposizione, ma è pienamente compatibile con altri interventi di diagnosi specialistica relativi a livelli differenti di funzionamento dell’essere umano. Ciò significa che la diagnosi psicologica, pur nei limiti che la caratterizzano, ben si integra con la diagnosi clinica-medica e con la diagnosi fenomenologica, che vedremo.

    La diagnosi psicologica può essere distinta in diverse tipologie: 1) diagnosi descrittiva in cui vengono osservate, individuate e classificate, in via del tutto ipotetica, (secondo teorie e modelli di varia tipologia), le funzioni psicologiche che sottendono un determinato fenomeno osservato ed, eventualmente, la sintomatologia psicopatologica associata; 2) diagnosi di sede in cui viene rilevata la sede anatomica o funzionale della lesione; 3) diagnosi eziologica in cui si individuano i meccanismi eziopatologici dei sintomi.

    La cosiddetta diagnosi di sede - della quale si usa parlare da quando nel 2008 la psicologia è stata definita "sanitaria" per decreto politico - non va però confusa con la diagnosi clinica anatomo-fisiologica che esegue il medico neurologo per accertare una sede anatomica malata o lesa. Lo psicologo infatti non può fare nessun tipo di diagnosi anatomo-fisiologica, nè dal punto di vista legale e nemmeno dal punto di vista delle competenze. La diagnosi di sede eseguita dallo psicologo, infatti, si riferisce ai risultati della somministrazione di tests neuropsicologici che possono esitare in probabilità di interessamento anatomo-fisiologico. Ma soltanto probabilità non è diagnosi. Infatti lo psicologo deve consegnare i risultati del test al medico neurologo o psichiatra, affinchè il medico possa addivenire all'accertamento diagnostico.

    La diagnosi psicologica, inoltre, non può includere diagnosi differenziale clinica. La diagnosi differenziale clinica infatti si riferisce alla competenza da parte del professionista, di saper distinguere se uno stato di malessere della persona dipenda da, o includa, fattori di causa organica e/o genetica, oltre che fattori di organizzazione psicologica (pensiero, emozioni, ecc). Lo psicologo, data la sua formazione umanistica, non è nelle condizioni di competenza e nemmeno legali, per eseguire diagnosi differenziale clinica (nel corso di laurea in psicologia sono completamente assenti studi di anatomo-fisiologia normale e patologica, chimica, fisica, biologia, biochimica, genetica ecc. così come sono completamente assenti semestri di cliniche presso ospedali e reparti e sono assenti completamente studi da laboratorio con uso del microscopio per lo studio citologico, ecc).

    Lo psicologo, all'università, ha studiato nozioni descrittive su questi argomenti, limitandosi alla lettura di libri e dispense. ( vedi qui maggiori dettagli sulla identità sostanziale dello Psicologo e sulla sua formazione ). Ad esempio: vi sono materie titolate quali "fondamenti anatomo-psicofisiologici", che indurrebbero a credere che lo studente in psicologia sia edotto in argomenti quali anatomia e fisiologia. Ma allo studente in psicologia manca completamente la propedeutica, cioè lo studio che deve precedere la comprensione di anatomia e fisiologia e cioè quello in chimica, fisica, istologia e laboratori di biologia: agli studenti in Psicologia non fanno studiare queste materie.

    In poche parole lo psicologo studia la descrizione di argomenti del genere, senza però essere messo in grado di comprendere le relazioni causa-effetto dei processi fisiologici, sia normali che patologici, per il semplice fatto che non studia nulla di fisica, biochimica e istologia e principalmente non ha mai visualizzato a mezzo microscopio nemmeno un accenno di tessuto organico. Studia la descrizione di come funziona una cellula, il neurone (la cellula nervosa) o una trasmissione nervosa,  ma, per la mancanza della propedeutica di cui prima, non può comprendere per mezzo di quali processi molecolari tali funzionamenti avvengono (come può fare, per esempio, a sapere come avviene il potenziale di azione e il processo elettrochimico su base ionica, nel cervello, se non può capire prima, anche dal punto di vista stechiometrico, ciò che avviene da atomo a ione?). E tutto ciò è fondamentale, se poi si vuole pretendere di essere considerati professionisti "sanitari" o "clinici", o addirittura, dei "terapeuti" in grado di diagnosticare patologie e curarle! Per queste ragioni di ignoranza clinica-sanitaria lo Psicologo ricorre continuamente alla Magistratura per contrastare gli altri professionisti concorrenti. Pretende, infatti, di essere considerato "sanitario" diverso e distinto dagli altri, ricorrendo alle definizioni formali che gli provengono da leggi, norme, decreti, sentenze  e delibere di vario tipo. Senza di esse, se si dovesse attenere soltanto alla sua formazione reale, non avrebbe più validi ed evidenti argomenti per sostenere la sua presunta specialistica prevalenza su altre figure professionali che agiscono in aiuto delle persone, in modi che pacificamente si potrebbero sovrapporre a quelli che nella pratica effettua lo psicologo con i suoi clienti.

    La diagnosi psicologica, nelle diverse accezioni sopra menzionate e nelle diverse aree di applicazione, si avvale di una pluralità di metodiche, specifiche per la tipologia di fenomeno osservato. In linea generale, gli strumenti psicodiagnostici possono essere distribuiti lungo un continuum che va dal minore al maggior grado di formalizzazione: 1) l’osservazione si avvale soltanto dello strumento osservativo e non implica necessariamente un’interazione diretta fra psicologo e persona osservata; 2) il colloquio psicologico non strutturato avviene all’interno di una relazione diretta psicologo/persona, priva di schemi pre-ordinati; esso verte tanto sul resoconto verbale della persona, quanto sulla raccolta delle informazioni anamnestiche, che sulla relazione instaurata con la persona; 3) l’intervista strutturata si avvale di uno schema prefissato (a volte anche di precise domande prefissate) per la conduzione del colloquio e presuppone una formazione specifica, oltre quella professionale di base richiesta per i primi due strumenti, per poter ottenere informazioni affidabili e valide; 4)i test psicodiagnostici si avvalgono di una strumentazione specifica per ciascuna categoria testologica a seconda della natura del test stesso.
    La concordanza inter-osservatore, l’affidabilità psicometrica e la validità dei diversi strumenti varia in rapporto alla tipologia dello strumento stesso in un range che va da livelli più bassi (osservazione clinica) a livelli più alti (test psicodiagnostici). In linea generale, la maggiore strutturazione dello strumento implica gradi progressivamente superiori di validità incrementale per cui la maggior raffinatezza teorica e psicometrica dello strumento utilizzato è proporzionale alla maggiore validità delle predizioni effettuate.
    Considerando lo specifico della diagnosi psicologica, la metodologia quindi varia a seconda del livello di applicazione, dell’adeguatezza dello strumento in rapporto al fenomeno oggetto di valutazione, dell’affidabilità dello strumento e della competenza individuale del professionista.

    La formazione dello psicologo, ripetiamo, è prevalentemente teorica, nozionistica ed umanistica. Nonostante ciò, però sul piano "formale" accumulato negli ultimi anni, fatto di decreti, delibere ed emissioni di pareri istituzionali più o meno addentrati nella materia, le sue "competenze diagnostiche" dovrebbero discendere dal fatto che all'università ha, tra l'altro, studiato Psicologia Generale, Psicobiologia e Psicologia Fisiologica, Psicologia Dinamica, Psicologia Clinica. Sulla base dello studio nozionistico di queste materie nel suo corso di studi, la diagnosi che gli psicologi possono attuare dovrebbe, formalmente, concernere anche la psicopatologia -magari per il semplice fatto che ha letto e imparato a memoria il DSM- come si evince dalle declaratorie dei settori scientifico-disciplinari da M-PSI/01 fino M-PSI/08 del Decreto Ministeriale del 4 ottobre 2000 del Ministero dell’Università e della Ricerca, presenti nei percorsi formativi universitari dello psicologo (classe 34 e 58/S di cui al DM 509/99 e classe L24 ed LM51 di cui al DM 270/04). Tuttavia questa mole di delibere, leggi, norme e descrizioni teoretiche, non vanno oltre la "descrizione formale dello psicologo". Ma sul piano sostanziale e concreto, basti andare a vedere in cosa consistono i corsi e le lezioni di Psicobiologia, Psicologia Fisiologica e Psicologia Clinica all'università, per accorgersi che nonostante la titolazione roboante delle materie, presa a prestito da altri corsi di laurea quali Medicina o Biologia (biologia, fisologica, clinica...), questi esami, nel corso di laurea in psicologia, si preparano su pochi libri teorici, sull'apprendimento nozionistico e senza nessuna pratica in laboratori, cliniche o reparti di psicopatologia.

    Conclusioni su Diagnosi Psicologica:

    lo psicologo - sia lo psicologo semplice, che lo psicologo/psicoterapeuta - è abilitato formalmente ad effettuare attività di diagnosi psicologica in base all’art.1 della Legge n.56 del 1989, titolata Ordinamento della professione di Psicologo.
    La psicologia è la scienza che studia il comportamento e le funzioni mentali normali e patologiche. L’attività di diagnosi psicologica non comprende al suo interno come caso specifico la diagnosi psicopatologica, se non come probabilità diagnostica desunta dalla somministrazione di tests e dall'osservazione della persona, da sottoporre alla conferma dello psichiatra.
    Tale posizione risulta consolidata storicamente, scientificamente e giuridicamente. La diagnosi sulle funzioni psichiche normali e patologiche si realizza attraverso una metodologia di competenza specifica della professione di psicologo e nei limiti di queste competenze lo psicologo non può sostituirsi alla definitiva diagnosi clinica di esclusiva competenza medica.
    Le abilità di base necessarie all’attività diagnostica, nei limiti su descritti, sono pienamente contemplate nei percorsi formativi dello psicologo.
    La competenza individuale comprende strumenti, attività e settori di applicazione per i quali il singolo psicologo ha adeguata formazione.
    I limiti dell’attività diagnostica e la responsabilità giuridica dello psicologo sono regolati dal Codice Deontologico oltreché dalla normativa vigente in materia civile e penale.

     

       3. DIAGNOSI FENOMENOLOGICA, ESISTENZIALE e SITUAZIONALE

    Gli strumenti adoperati dal Counselor per questa forma di diagnosi, sono, come per la diagnosi psicologica, l'osservazione e il colloquio. Non sono invece utilizzati i tests, perchè questi sono esclusivi per la diagnosi psicologica. Tuttavia nell'utilizzo, da parte del Counselor, dell'osservazione e del colloquio, cambia l'oggetto di osservazione e l'oggetto del colloquio, rispetto all'osservazione e al colloquio svolti da parte dello Psicologo. Mentre infatti nella diagnosi psicologica l'osservazione e il colloquio assumono ad oggetto la mente e i processi mentali, nella diagnosi fenomenologica, esistenziale e situazionale applicata dal Counselor, l'oggetto è la situazione e le circostanze di vita della persona, i suoi atteggiamenti nei confronti della realtà, le sue decisioni, abitudini, strategie, stili di comportamento, scelte e azioni, per gestirsi nelle proprie situazioni di vita. Questa forma di diagnosi viene eseguita dai Counselors, ma con le stesse modalità può essere svolta anche dagli psicologi. Ovviamente questa diagnosi oltre a non essere psicologica, non è nemmeno clinica.

    I Counselors possono avere formazione, specializzazione e qualificazione a diversi livelli, (vedi dettagli su Counseling), incluse le formazioni e le specializzazioni mediche, psicologiche e psicoterapeutiche. Ma quei Counselors, che pur possedendo tali livelli di formazione e specializzazione, stanno esercitando e agendo da counselors, non organizzano la diagnosi e il loro intervento da medico, psicologo o psicoterapeuta, pur possedendo le competenze per farlo. Questi counselors multispecializzati e qualificati, sono competenti per fare diagnosi da medico, psicologo o psicoterapeuta, ma organizzano l'intervento orientandosi alla mèta e all'oggetto detto prima e non a quello che si assume quando la diagnosi è clinica o psicologica. Nel counselor multispecializzato, in sostanza, non vengono meno, ovviamente, le sue competenze e le abilità, ma cambia l'organizzazione formale e di contenuto del suo intervento, sia nella fase diagnostica che nella fase del trattamento in counseling.

    Il Counselor laureato, specializzato e qualificato in Psicologia, Psicoterapia e/o Medicina, usa la propria competenza per fare una diagnosi di esclusione della patologia e/o della necessità di avviamento alla diagnosi psicologica o medico/clinica: in sostanza durante il colloquio e l'osservazione, è inevitabile che questo tipo di Counselor, date le sue specializzazioni psicologiche, cliniche e/o mediche, si accorga dei vari elementi strutturali e funzionali della persona, ed è in grado di includere quanto meno il sospetto di psicopatologia o di escluderlo. La diagnosi del Counselor laureato, plurilaureato e/o specializzato in psicoterapia o medicina, è allora quella valutazione che, date le sue competenze specialistiche, gli consente di riconoscere, durante i colloqui con i suoi assistiti, le caratteristiche strutturali e funzionali della persona e del suo problema e gli consente di decidere da specialista, se avviare o meno la persona al medico o allo psicoterapeuta.

    Questa tipologia di Counselor laureato e specializzato in medicina e/o psicologia, nei primi colloqui effettua quindi una valutazione competente e specialistica, utile a intercettare rapidamente il trattamento più adeguato per ciascuna persona, evitandole dispendiosi e inutili giri da uno specialista all'altro. Quando nella fase di valutazione iniziale viene escluso che serva l'intervento del medico o dello psicoterapeuta, procede con la diagnosi che gli è propria sulla situazione e sulle variabili esistenziali della persona, per decidere la modalità di trattamento in Counseling.

    In pratica la diagnosi fenomenologica applicata dalla tipologia di Counselor specializzato, fornisce un prezioso servizio di chiarezza, risparmio economico e rapida individuazione del più adeguato intervento per ciascuna persona, caso per caso.


    Sugli argomenti trattati in questa pagina, suggerisco leggere anche il seguente documento che approfondisce alcuni aspetti formali, legali e giuridici:

  • Parere Pro Veritate Psicologi.pdf
  • Chi è e cosa fa lo Psicologo

  • Chi è e cosa fa lo Psicoterapeuta

  • Chi è e cosa fa lo Psicoanalista

  • Chi è e cosa fa il Counselor

  • Il Tariffario Parcelle

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    Specializzato in Psicoterapia Analitica Transazionale - Counselor Analista AT - Mindfulness I° - Laureato in Psicologia Clinica Applicata

    Esercizio professionale ai sensi della Legge n. 4 del 14 gennaio 2013, pubblicata nella G.U. n. 22 del 26/01/2013

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