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    Specializzato in Psicoterapia; Analista Transazionale; Counselor Relazionale e Sanitario; Laureato in Psicologia Applicata

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    Internet Dipendenza - Pornodipendenza

    - diagnosi e terapia -

     

    Il Dott. Sergio Angileri, a partire dal 1998 circa, ha trattato moltissime persone afflitte da patologie correlate all'abuso di Internet e ha maturato una notevole esperienza nel trattamento delle forme morbose di disagio e disturbo psicologico, correlate all'abuso di Internet nelle sue diverse aree, fino a giungere in diversi casi, alla vera dipendenza patologica:

    •  Abuso e/o dipendenza dei social networks e chats

    •  Abuso e/o dipendenza delle relazioni erotiche-sessuali on-line

    •  Abuso e/o dipendenza della pornografia on-line

    •  Stati confusionali e/o conflittuali, con conseguenze ansioso-depressive, in seguito ad uso o abuso di pedopornografia

    •  Situazioni di vera e propria pulsione/compulsione pedofila, esercitata anche on-line

    Negli anni il Dott. Sergio Angileri ha ormai consolidato efficaci protocolli di intervento per ciascuno dei casi suddetti.

    La sigla comunemente usata per indicare i "disturbi da dipendenza in Internet", deriva dalla lingua inglese, ed è IAD (Internet Addiction Disorders).

    Il numero di telefono per prenotare un appuntamento con il Dott. Sergio Angileri, è:  334.386.0561

    Per le comunicazioni in e-mail, cliccare qui.

    Seguono alcuni brevi articoli e links informativi.



     

    PORNOGRAFIA e CERVELLO

    Se si pensa di non aver mai constatato gli effetti dannosi provocati dalla pornografia – se si crede che sia un'abitudine personale che non danneggia nessun altro –, basta aprire un sito di notizie oppure osservare le persone che ci sono accanto per vedere la distruzione che lascia la sua scia. Oltre al fatto che riguarda il traffico sessuale di centinaia di migliaia di bambini ogni anno, l'uso della pornografia danneggia individui e matrimoni e sfrutta i più vulnerabili.

    I danni nell'individuo

    .... La pornografia, ha come obiettivo la soddisfazione del desiderio mediante l'oggettivazione di altri; è un'attività che isola chi ne usufruisce, che non può fare un vero “dono di sé” agli altri.

    Le prime vittime della pornografia sono le persone che se ne avvalgono. L'età media in cui un maschio viene esposto per la prima volta alla pornografia è 11 anni. Il 53% dei ragazzi e il 28% delle ragazze tra i 12 e i 15 anni hanno riferito di aver usato contenuti sessualmente espliciti, inclusi rappresentazioni di genitali e contatto genitale (Brown, J. & L'Engle, K. 2009, Communications Research; sondaggio su 967 giovani di 14 scuole del sud-est degli Stati Uniti). In altre parole, l'uso della pornografia è spesso non una decisione “matura” presa dagli adulti, ma una pratica che intrappola i giovani, infiltrandosi nella comprensione maschile e femminile dell'intimità sessuale e portando quasi sempre a una masturbazione regolare, anche quotidiana.

    Il nostro cervello non è capace di ricevere immagini di questo tipo (spesso per ore ogni settimana) e non esserne colpito. The Journal of Adolescent Health ha condotto uno studio alcuni anni fa dimostrando che l'uso costante della pornografia negli adolescenti porta a un senso esagerato della sessualità nella società, a un'accettazione dell'idea della promiscuità come comportamento normale, a non valorizzare l'astinenza, allo scetticismo sul ruolo dell'amore nell'intimità sessuale e a credere che il matrimonio sia una limitazione (2008). Lo studio prosegue mostrando che negli utenti tra i 18 e i 26 anni c'è un notevole aumento dei partner sessuali, del sesso occasionale, dell'abuso di sostanze e delle relazioni extraconiugali.

    La dipendenza sessuale è una desolante realtà che può derivare dall'uso della pornografia. La dipendenza da quest'ultima è una questione seria come l'alcolismo o la tossicodipendenza e può portare a un uso ossessivo e insaziabile della pornografia, facendo sì che l'utente esplori materiali sempre più espliciti e perversi. La dipendenza dalla pornografia può anche portare a perdita di sonno e di produttività, a un declino della soddisfazione nei confronti delle proprie relazioni e delle performance lavorative e perfino ad attività criminali, come la pedopornografia o gli abusi. Sexaholics Anonymous, un programma in 12 passi per quanti soffrono di dipendenza sessuale, afferma: “Molti di noi sono arrivati a Sexaholics Anonymous (SA) spinti alla totale disperazione dai nostri pensieri e comportamenti sessuali distruttivi. Con gli incontri di SA abbiamo scoperto, con nostra sorpresa, che il desiderio era la forza che guidava le nostre azioni. La bramosia sessuale è un pensiero o un sentimento disordinato che ci porta a usare noi stessi, gli altri o le cose per scopi distruttivi centrati su di noi”. 
Per molti uomini e molte donne, quello che è iniziato come un piacere colpevole si è trasformato in un vizio che ha eroso la loro vita personale, il loro matrimonio e la vita professionale.



    Se non si riesce a smettere di guardare contenuti pornografici, si può avere a che fare con una dipendenza sessuale. Se il proprio uso di pornografia ha effetti negativi sulla vita personale e anche professionale, è importante cercare di guarire.

    È facile pensare che la pornografia sia un'abitudine che si può abbandonare in qualsiasi momento. Come abbiamo visto, è invece un comportamento dipendente che può avere serie conseguenze sull'utente, sul matrimonio, sulle famiglie e sulla nostra cultura in generale. È importante chiedere aiuto nel caso in cui se ne abbia bisogno, sia che esso venga da un sistema di filtri che da un amico su cui si possa contare, un gruppo di sostegno o uno psicologo. Se può essere imbarazzante ammettere questa lotta con qualcun altro, è molto più dannoso permettere che continui.

    La pornografia non solo si oppone all'insegnamento morale cattolico, ma è un grave male fatto a tutti coloro che sono coinvolti in essa. È facile pensare che le immagini su uno schermo non facciano male a nessuno; la maggior parte delle persone dirà questo. La verità, però, è che la pornografia miete innumerevoli vittime: l'adolescente che è stato esposto ad essa e ne diventa dipendente da giovane; la giovane madre che ha perso il marito per l'allettamento infinito della pornografia; i figli di qualche coppia che ha divorziato per questo; le ragazze che vengono sfruttate per denaro e per la perversa soddisfazione sessuale di altri.

     

    Decine di studi di professionisti delle scienze sociali, riprodotti da centinaia di siti web, mostrano come la mappa mondiale della pornografia – a livello di riproduzione e consumo – si sia estesa dalla creazione di Internet ad oggi. Secondo gli esperti, le sue cause, i benefici economici milionari e le conseguenze sulla vita delle persone e delle società segnalano l'urgenza di affrontare questa realtà in modo multisettoriale.

    E' la conclusione dello studio più recente sul tema (“Gli adolescenti e i giovani consumatori di pornografia sono più inclini a commettere violenza sessuale”), pubblicato il 7 ottobre dalla rivista Jama Pediatrics.

    Nel rapporto, Michele Ybarra, del Centro per la Ricerca Innovativa di Salute Pubblica di San Clemente (California), e Kimberly Mitchell, psicologa dell'Università del New Hampshire, a Durham, segnalano che il 10% dei minori di 21 anni interpellati hanno riconosciuto di aver usato violenza sessuale su un'altra persona almeno una volta nella vita. Aggiungono poi che questa condotta è direttamente collegata al consumo abituale di pornografia. “La violenza sessuale potenziata dalla pornografia e dal suo consumo provoca oltre un milione di vittime ogni anno e costa 127.000 milioni di dollari. Per questo, è urgente controllare il consumo di pornografia mediante politiche pubbliche e programmi educativi di prevenzione”, segnalano i ricercatori.

     

    Il Dipartimento di Psichiatria della Pontificia Università Cattolica del Cile identifica il consumo di pornografia come un “comportamento” in diretta relazione con la dipendenza dal sesso. “Le persone con questo disturbo”, segnalano i suoi esperti, “hanno problemi lavorativi, familiari, economici e sociali per la loro dipendenza visto che il loro comportamento sessuale li costringe a ricorrere frequentemente a postriboli, a comprare articoli pornografici, a chiamare spesso linee erotiche o ad avere relazioni sessuali con sconosciuti anche senza protezione, facendo sì che la propria vita ruoti intorno al sesso, senza provare nella maggior parte dei casi alcun tipo di piacere, ma sensi di colpa e sofferenza”.

    Lo psichiatra Enrique Rojas denuncia nel n° 10 della Revista Humanitas che le statistiche riflettono un presente in cui esiste “una vera idolatria del sesso. Nel cuore della nostra società si sono instaurati il sesso a ogni ora e impulsi di pornografia e loro conseguenze. 'Cosificazione' degradante del sesso. Con una nota sui generis: volgarizza il sesso e allo stesso tempo lo trasforma in religione”.
     

    Per il ricercatore William M. Struthers, specialista in neurologia e biopsicologia presso l'Università dell'Illinois, “conoscere come opera la rete di connessioni e reazioni agli stimoli del cervello” permette di comprendere perché l'esposizione alla pornografia “genera dipendenza e permanenza nel tempo... con un danno non solo sociologico e psicologico, ma anche spirituale”.

    Nel suo libro “Wired for Intimacy: How Pornography Hijacks the Male Brain”, l'esperto identifica sette aspetti per mostrare cosa avviene nel cervello di chi vede pornografia.

    Il materiale sessualmente esplicito scatena l'attivazione di un effetto specchio in alcuni neuroni del cervello maschile. Questi neuroni – che partecipano al processo di imitazione di un comportamento – possiedono anche la capacità di orientare il comportamento. Nel caso della pornografia, questo sistema di “neuroni specchio” scatena l'eccitazione, il che porta alla tensione sessuale e alla necessità di soddisfarla. “La triste realtà è che quando lo spettatore di pornografia agisce (spesso masturbandosi), ciò genera un condizionamento ormonale e neurologico che per via del suo disegno lo lega all'oggetto su cui si concentra”, afferma Struthers.

    Negli uomini, prosegue l'esperto, ci sono cinque aspetti chimici essenziali coinvolti nell'eccitazione sessuale e nella sua risposta. Quello che probabilmente gioca il ruolo più importante nella dipendenza dalla pornografia è la dopamina, che ha un compito fondamentale nel sistema responsabile dell'apprendimento 'orientato alla ricompensa' che avviene nel cervello. Ogni tipo di ricompensa che è stata studiata incrementa il livello di trasmissione di dopamina nel cervello; anche una serie di droghe che danno dipendenza, inclusi stimolanti come la cocaina, le anfetamine e le metanfetamine, agisce direttamente sulla dopamina nel sistema. La dopamina sorge quando una persona è esposta a stimoli nuovi, soprattutto se sono di indole sessuale, o quando uno stimolo è più eccitante del previsto. Visto che le immagini erotiche stimolano la dopamina a un livello più elevato rispetto al sesso con il partner abituale, l'esposizione alla pornografia provoca una “dipendenza dall'eccitazione”, perché (l'incremento di dopamina) condiziona il cervello a preferire l'immagine e ad essere meno soddisfatto del proprio partner sessuale della vita reale.

    Perché gli uomini cercano una serie di nuove immagini sessuali esplicite anziché essere soddisfatti da quelle già viste? La ragione è attribuita all'effetto Coolidge, un fenomeno che si osserva nelle specie di mammiferi mediante il quale gli uomini (e in misura minore le donne) possono mostrare un interesse sessuale rinnovato di fronte a un nuovo partner sessuale potenzialmente ricettivo (anche se a livello di immagine), anche dopo aver rifiutato il sesso con il proprio partner sessuale precedente che sia ancora disponibile. Questo meccanismo neurologico è una delle ragioni principali dell'abbondanza e dipendenza dalla pornografia su Internet.

    La sovrastimolazione nel cervello dei circuiti neuronali di ricompensa, come avviene con gli aumenti ripetuti di dopamina provocati dalla visualizzazione di pornografia, crea desensibilizzazione, segnala l'esperto. Spiega Gary Wilson: “Quando i ricettori di dopamina diminuiscono per via dell'eccessiva stimolazione, il cervello non risponde molto e ci sentiamo meno ricompensati dal piacere. Ciò ci spinge a cercare, anche senza misurarne le conseguenze, questa sensazione di soddisfazione... ad esempio accedendo a stimoli sessuali più estremi, aumentando la durata o la quantità di sessioni di porno che vedo fino a che il cervello non si addormenta”.

    “Il profilo psicologico della nostra condotta e delle abitudini emozionali che consolidano il nostro carattere sessuale si costruisce in base alle decisioni che prendiamo”, afferma Struthers. “Ogni volta che la sequenza di eccitazione e risposta viene attivata si forma una memoria neurologica che influenzerà il nostro modo di processare e la risposta futura ai segnali sessuali. Il modo in cui questa via sarà attivata e percorsa si costituirà nel cammino (mentale) preferito che seguiremo regolarmente. Le conseguenze di ciò hanno ampia portata”.

    Che cosa rende unica la pornografia su Internet? Si chiede Wilson, identificando una serie di ragioni: (1) La pornografia di Internet offre una novità estrema; (2) A differenza di ciò che avviene con il cibo e le droghe, non ci sono quasi limitazioni fisiche al consumo di pornografia su Internet; (3) La pornografia su Internet permette di mantenere alti gli stimoli in due sensi: nuovi 'compagni' (attrici-attori porno) e vedendo generi di questa attività nuovi e inusuali; (4) A differenza di quanto accade con le droghe e il cibo, la pornografia su Internet non attiva il sistema di avversione naturale del cervello; (5) L'impatto sull'utente… Il cervello di un adolescente è al culmine delle possibilità di produzione di dopamina e neuroplasticità, rendendolo altamente vulnerabile rispetto alla dipendenza e al condizionamento.

    Negli uomini che si espongono a materiale sessualmente esplicito esiste una correlazione con ansia sociale, depressione, scarsa motivazione, disfunzione erettile, problemi di concentrazione e autopercezioni negative circa l'apparenza fisica e l'attività sessuale.

    Struthers conclude che la pornografia altera l'essenza trascendente dell'essere umano… “Porta la sessualità umana dal suo preteso proposito di partecipare alla creazione approfondendo la sana intimità tra due esseri umani alla degradazione di un prodotto da consumare. Gli esseri umani diventano oggetti di consumo anziché individui che richiedono la dignità, e in questo processo le persone coinvolte nella sua produzione e nel suo consumo si vedono pregiudicate. Questo è un danno non solo sociologico e psicologico, ma anche spirituale”.

     

    sources: Aleteia Team

    Vedi anche i seguenti documenti:



     

    Disturbi di dipendenza da internet e sessuali virtuali

     

    L'espressione Internet Addiction Disorder è stata introdotta nel 1995 dal dottor Ivan Goldberg. Da allora si è scritto molto a tale proposito, ma non si è ancora giunti ad una definizione univoca del fenomeno.
    In inglese, ad esempio, esistono due termini per definire la dipendenza: 'dependence', per riferirsi ad una dipendenza da sostanza chimica e 'addiction', quando tale condizione non è presente.
    In italiano si usa, invece, solo il termine dipendenza, ma per definire tale fenomeno sono state utilizzate anche altre espressioni: uso distorto, abuso, trance dissociativa.



    Una definizione del fenomeno non univoca implica, di conseguenza, un disaccordo sui criteri diagnostici, prognostici e terapeutici.

    Gli studi effettuati in America, in numero maggiore, rispetto a quelli italiani, risentono di alcuni limiti fondamentali: l'esiguità dei campioni, a causa del numero ridotto di presunti casi di dipendenza da Internet, gli errori metodologici, e, in certi casi, il ricorso a tecniche di indagine on line, particolarmente soggette a distorsioni.

    Tale patologia non è stata ancora introdotta nel Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorder (DSM IV). Alcuni studiosi ritengono che dovrebbe essere collocata tra i "Disturbi del Controllo degli impulsi non classificati altrove", come il gioco patologico d'azzardo.

    Resta da chiarire, inoltre, se lo IAD è un disturbo che ha un'origine ed una sussistenza indipendente, oppure se è la conseguenza di altre patologie pregresse o concomitanti.

    In Italia si è cominciato a parlare di dipendenza da Internet nel 1997, quando è stata introdotta l'espressione 'Internet Related Psychopathology', secondo la convinzione che l'Internet Addiction Disorder consta di diverse forme di dipendenza:

    • da gioco d'azzardo patologico on line

    • da cyber-relazioni

    • da cybersesso

    • da MUDs (giochi di ruolo on line)

    • da eccesso di informazioni.

    Le fasi che conducono alla vera e propria patologia, con le relative caratteristiche, sono:

    1. Fase Tossicofilica: caratterizzata dall'incremento delle ore di collegamento, con conseguente perdita di ore di sonno, da controlli ripetuti di e-mail, siti preferiti, elevata frequenza di chat e gruppi di discussione, idee e fantasie ricorrenti su Internet, quando si è off line, accompagnati da malessere generale;
    2. Fase Tossicomanica: con collegamenti estremamente prolungati, al punto da compromettere la propria vita socio-affettiva, relazionale e lavorativa o di studio.

    I soggetti maggiormente a rischio hanno un'età compresa tra 15 e 40 anni, con un elevato livello di conoscenza degli strumenti informatici, isolati per ragioni lavorative (es. turni notturni) o geografiche, con problemi psicologici, psichiatrici o familiari preesistenti.

    Il tipo di personalità predisposto a sviluppare tale disturbo è caratterizzato da tratti ossessivo-compulsivi, inibito socialmente, tendente al ritiro, per il quale la Rete rappresenta un modo per fuggire dalla realtà.

    L'abuso di Internet sarebbe determinato da un senso di vuoto, da un vissuto di solitudine e dalla difficoltà di investire la realtà off line. In alcuni casi estremi, la partecipazione alla realtà on line è finalizzata alla negazione di quella concreta, quotidiana, avvertita come minacciosa.
    Questa dinamica, in un certo senso, è simile a quella che si verifica nel caso della dipendenza da sostanze.
    La realtà on line offre il vantaggio di fornire gratificazioni immediate, per la sua disponibilità pressoché continua.
    Inoltre, l'universo virtuale rappresenta una fonte di attrazione per coloro che sono predisposti allo sviluppo anche di altre forme di dipendenza comportamentali o da sostanze.
    Infine, è stata rilevata di frequente anche tra i cosiddetti 'sensation seekers', cioè coloro che ricercano continuamente nuovi stimoli, per raggiungere un livello ottimale di attivazione.

    Si è visto che i più predisposti a sviluppare una dipendenza da Internet, spesso, hanno difficoltà relazionali. Questo è facilmente intuibile, osservando quanto avviene, ad esempio, nelle chat rooms. In esse assistiamo a relazioni estremamente mentalizzate: una buona parte di esse si costruiscono nella mente di chi le vive. Sono molto forti le tendenze ad idealizzare l'interlocutore, a creare un personaggio ideale, in cui le parti "mancanti", quelle che non conosciamo, vengono colmate dall'immaginazione personale. La relazione stessa risente di questa forte tendenza alla fantasmatizzazione.

    La comunicazione nelle chat è dominata dalla sensazione, spesso illusoria, di essere capiti e di capire, di condividere le emozioni proprie ed altrui. L'illusorietà, molto spesso, si rende evidente nel momento in cui si decide di abbandonare l'ambiente virtuale per quello reale. Spesso quello che accade e che si tende a comprendere solo a posteriori è che la comunicazione, fino a quel momento, è stata interiorizzata e rivolta prevalentemente a se stessi.
    La modalità di conoscenza on line sembra fornire anche la falsa impressione di poter conoscere in brevissimo tempo una persona. Tale modalità sembra essere in grado di annullare la quantità di tempo necessaria per la conoscenza reciproca, l'incertezza e le piccole frustrazioni che si incontrano progressivamente in tale processo. Eppure, si tratta di una convinzione errata: non a caso, una parte delle relazioni instaurate on line non riescono a superare la prova della realtà.

    Questo esempio, però, non conduce necessariamente alla condanna delle esperienze on line, ma ad una loro valutazione critica, considerando vantaggi e svantaggi.
    Le esperienze on line, infatti, offrono la grande opportunità di sperimentare se stessi e le proprie abilità relazionali.

    La sfida che viene posta da Internet e dalla realtà virtuale è rappresentata dalla valorizzazione e dall'utilizzo consapevole di ciò che di positivo esse possono offrire, senza cadere negli estremi della demonizzazione, del rifiuto a priori, o della sua esaltazione acritica. Questo atteggiamento rappresenta un valido antidoto contro qualsiasi forma di uso distorto, compreso l'abuso.

    D.ssa Anna Fata
    Psicologa - Monza


     

     

    DISTURBO  DA  INTERNET  DIPENDENZA

     

    La dipendenza dalla realtà virtuale in internet è una psicopatologia che si presenta in misura notevolmente crescente, in persone affette da sindromi organizzate e note clinicamente come:

    • disturbi di personalità, specialmente del tipo ossessivo-compulsivo e dipendente

    • depressione e distimia

    • DOC (disturbo ossessivo-compulsivo)

    • fobia sociale e difficoltà nella socializzazione con conseguente ritiro o isolamento sociale

    Ecco alcuni articoli sull'argomento. L'articolo che segue è edito da: www.pol-it.org

     

     

    spazio bianco

    INTERNET ADDICTION DISORDER.
    Una Review

    Anna Fata

     

    MODELLO COGNITIVO-COMPORTAMENTALE DELL'UTILIZZO PATOLOGICO DI INTERNET (PIU) di Davis R.A (1999)

     

     

    L'utilizzo patologico di Internet (PIU) può essere di due tipi:

     

       

    • Specifico: include le persone dipendenti da una funzione specifica di Internet (es. materiale erotico, gioco d'azzardo, aste, ecc.). Queste forme di dipendenza sono contenuto-specifiche ed esisterebbero indipendentemente dalla presenza o meno di Internet.

       

       

    • Generalizzato: comprende un sovrautilizzo generalizzato e multidimensionale di Internet. Può includere anche la perdita di tempo on line, senza un obiettivo preciso. Spesso è associato alle frequenza delle chat e alla dipendenza dalla posta elettronica. Si ritiene che tale elemento sia in relazione con l'aspetto sociale di Internet: il bisogno di un contatto sociale e il rinforzo ottenuto on line accrescono il desiderio di rimanere in uno stato di vita sociale virtuale.

       

     

    Davis R.A. (1999), per identificare l'eziologia della PIU, ha utilizzato un approccio cognitivo-comportamentale, in base al quale il PIU deriva da cognizioni problematiche unite a dei comportamenti che intensificano o mantengono la risposta disadattiva. La teoria sul PIU pone l'enfasi sulle cognizioni o i pensieri dell'individuo intesi come la fonte principale del comportamento anormale. Sebbene i sintomi più evidenti del PIU siano di tipo affettivo o comportamentale, l'Autore sostiene che i sintomi cognitivi del PIU possono spesso precedere e causare i sintomi affettivi o comportamentali, non viceversa.

     

    Per spiegare la natura della teoria cognitiva del PIU si devono descrivere preliminarmente alcuni concetti. Abramson e coll. (1989) distinguono diversi tipi di cause:

     

       

    • Necessarie: fattori eziologici che devono essere presenti o devono accadere affinché i sintomi si manifestino, ma non è detto che i sintomi si manifestino quando la cause necessarie sono presenti o sono avvenute, cioè necessario non equivale a sufficiente.

       

       

    • Sufficienti: fattori eziologici la cui presenza o occorrenza garantiscono la manifestazione dei sintomi.

       

       

    • Facilitanti: fattori eziologici che aumentano la probabilità della manifestazione dei sintomi, ma non sono necessari, né sufficienti per la loro manifestazione.

       

     

    Inoltre, Abramson e coll. (1989) distinguono tra cause:

     

       

    • Prossimali: cause posizionate verso la fine della catena causale.

       

       

    • Distali: cause collocate vicine all'inizio della catena, lontano dai sintomi.

       

     

    L'obiettivo di Davis R.A. (1999) è quello di presentare le cognizioni disadattive come una causa prossimale sufficiente per i sintomi del PIU.

     

     

     

     

     

    Figura 1. Modello cognitivo-comportamentale dell'Uso Patologico di Internet (PIU)

     

     

     

    1. Cause distali contribuenti

     

    Il comportamento anormale è il risultato di una vulnerabilità a cui si è predisposti e di un evento di vita. La psicopatologia è una causa distale necessaria dei sintomi della PIU, cioè deve essere presente o deve accadere affinché i sintomi si manifestino. La psicopatologia in sé non è un elemento presente tra i nei sintomi del PIU, ma è necessaria nella sua eziologia.

     

    Lo stressor è l'introduzione di Internet o di alcune nuove tecnologie reperite in Internet. L'esposizione a tali tecnologie è una causa distale necessaria dei sintomi del PIU. L'esperienza di queste tecnologie agisce come un catalizzatore per lo sviluppo del PIU.

     

    Un fattore chiave nell'esperienza di Internet e delle nuove tecnologie ed esso associate, è il rinforzo che un individuo riceve dall'evento. Se il rinforzo derivante dall'utilizzo di Internet è positivo, l'individuo sarà condizionato a compiere più frequentemente la/e medesima/e attività per raggiungere una reazione fisiologica simile. Tale condizionamento operante prosegue fino a che l'individuo cerca nuove tecnologie per raggiungere una reazione fisiologica simile. Uno shift associativo si verifica nel normale processo di condizionamento: ogni stimolo associato con lo stimolo condizionato primario è suscettibile di un rinforzo secondario. I rinforzi secondari agiscono come indizi situazionali che rinforzano lo sviluppo dei sintomi del PIU e contribuiscono al mantenimento dei sintomi associati.

     

     

    2. Cause prossimali contribuenti

     

    Un soggetto con il PIU presenta una disfunzione cognitiva che prende la forma di cognizioni disadattive. Queste cognizioni sono cause sufficienti del PIU.

     

    Le cognizioni disadattive sono di due tipi:

       

    • Pensieri distorti su di sé: sono guidati da uno stile cognitivo ruminante. I soggetti che tendono a ruminare sperimentano un PIU più severo e prolungato. La ruminazione verte continuamente su pensieri che riguardano i problemi associati all'uso personale di Internet. La ruminazione è in grado di mantenere o esacerbare la psicopatologia, interferendo in parte con i comportamenti strumentali (agire) e con la risoluzione efficace dei problemi interpersonali. Inoltre, la ruminazione centrata su di sé porta il soggetto a ricordare gli episodi più rinforzanti circa Internet, mantenendo così il circolo vizioso del PIU. Altre distorsioni cognitive su di sé includono la messa in dubbio di sé, un basso livello di auto efficacia e una bassa autostima. L'individuo ha una visione negativa di sé e utilizza Internet per ottenere delle risposte più positive dagli altri in modo non minaccioso.

       

       

    • Pensieri distorti sul mondo: comprendono le generalizzazioni di eventi specifici. Sono pensieri del tipo tutto-o-nulla che esacerbano la dipendenza del soggetto da Internet.

       

       

    • Tali distorsioni del pensiero sono messe in atto automaticamente ogni volta che uno stimolo associato ad Internet è disponibile. Il risultato di tali cognizioni disadattive sono o il PIU specifico o il PIU generalizzato.

       

     

     

    3. Pathological Internet Use (PIU)

     

    Il PIU specifico comprende il sovrautilizzo e l'abuso delle funzioni specifiche di Internet (es. aste, pornografia, stock trading, ecc.). Esso è il risultato di una psicopatologia preesistente che si associa all'attività online.

     

    Il PIU generalizzato è correlato al contesto sociale dell'individuo. Specificamente: l'assenza di un supporto sociale da parte della famiglia o degli amici e/o l'isolamento sociale caratterizzano i soggetti affetti da PIU generalizzato, che si manifesta trascorrendo enormi quantità di tempo in Internet, o sprecandolo senza uno scopo preciso, o nelle chat rooms. Tali soggetti, frequentemente, hanno una psicopatologia preesistente all'abuso di Internet, sono socialmente isolati e non esprimono le loro angosce.

     

     

    4. Sintomi del Pathological Internet Use

     

    I sintomi delineati da Davis R.A. sono simili a quelli riscontrati da Young K.S. in ricerche precedenti (1996). Nel modello cognitivo-comportamentale, tuttavia, viene posta maggiore enfasi sui sintomi cognitivi quali: pensieri ossessivi su Internet, calo del controllo degli impulsi, incapacità di porre fine all'uso di Internet, sentire che Internet rappresenta l'unico amico. Il soggetto è convinto che Internet sia l'unico luogo in cui si sente bene con se stesso e con il mondo. Altri sintomi sono: pensare ad Internet quando si è off line, anticipare il momento in cui si sarà online, spendere una grande quantità di denaro per il collegamento alla rete. Un soggetto con PIU trascorre meno tempo a fare cose che in passato gli davano piacere, ciò che lo divertiva in passato non lo interessa più. Un'ulteriore complicazione sorge nel momento in cui il soggetto si isola dagli amici "reali" per quelli online. Egli, inoltre, prova un forte senso di colpa per il suo utilizzo della rete. Spesso mente agli amici o ai familiari circa il tempo che trascorre online e su ciò che fa quando è collegato. Egli sente che ciò che sta facendo non è pienamente accettabile a livello sociale, ma non riesce a smettere. Il risultato è una diminuzione dell'autostima e un aumento dei sintomi del PIU.

     

     

    Conclusioni

     

    Le implicazioni del modello sopra descritto sono le seguenti:

     

       

    1. E' possibile considerare il PIU come specifico o generalizzato. Il PIU generalizzato è socialmente più pericoloso, in quanto Internet agisce come stressor per i soggetti e può esacerbare le condizioni psicopatologiche preesistenti. Per altre persone Internet è semplicemente un mezzo per esprimere la loro dipendenza da diversi stimoli (es. gioco d'azzardo, pornografia, ecc.). Questi individui hanno un PIU specifico.

       

       

       

    2. Il modello di Davis R.A. (1999) costituisce il punto di riferimento per la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) del PIU. Il focus della CBT è portare alla luce le distorsioni cognitive, provocarle, permettere ai soggetti di catastrofizzare ed, infine, lavorare sulla ristrutturazione cognitiva. Le componenti comportamentali della CBT per il PIU includono: registrare l'uso di Internet, fare una lista dei pensieri e la terapia dell'esposizione allo stimolo. Questo implica tenere il soggetto lontano da Internet per un periodo di tempo, mostrare che non accade nulla di negativo e fare osservare le proprie reazioni cognitive verso Internet, tramite esposizioni multiple alle varie funzioni di Internet. Ciò permette al soggetto di osservare le distorsioni cognitive per quelle che sono.

       

       

       

    3. Attualmente, l'obiettivo dell'Autore consiste nel testare empiricamente tale modello.

      Fonte:

      http://www.pol-it.org/ital/iad1.htm

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